Maremma, mare, leggende…

spiaggia

Parco Nazionale della Maremma

Avevo 27 anni la prima volta che arrivai a Principina a Mare in provincia di Grosseto, Maremma toscana…Prima con i miei genitori, poi con mio marito e i nostri figli. Qui loro hanno conosciuto il mare, i primi bagni, le passeggiate sulla spiaggia…

Ogni estate ci torniamo, anche solo per pochi giorni ed è incredibile come questo luogo sia rimasto invariato nel tempo. Le dune di sabbia, la spiaggia dei tronchi ( il mare avanza e l’erosione della costa porta i pini marittimi al largo per poi riportarli a riva levigati dall’acqua e dal sale), nel tempo le persone hanno costruito diversi capanni…Passeggiando sulla spiaggia il paesaggio è davvero suggestivo.

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Intrecci di tronchi

 

tronchi

La spiaggia di tronchi

 

capanno

Un capanno

 

Ma sono tante le particolarità della Maremma, i borghi medioevali arroccati sulle colline, i campi di girasoli, i cinghiali, i daini, camminanando lungo la spiaggia si arriva al Parco dell’Uccellina, con sentieri e panorami meravigliosi!

 

girasoli

Campo di girasoli

 

Ogni volta che arrivo in questo luogo, il profumo inconfondibile della pineta e del mirto, mi accoglie e mi riporta alla mente tantissimi ricordi…

 

mirto

Mirto

 

Arrivando alle dune di sabbia si scopre una flora incredibile,  i fiori si alternano durante l’estate; ginepro, elicriso,  camomilla di mare, cardi, gigli di mare e molti altri ancora…quest’anno presa ormai da questa passione, ho creato un piccolo erbario della Maremma, dovrò approfondirlo…

 

cardi

Cardi

 

camomilla

Camomilla di mare

 

fiori

Ginepro e fiori…

 

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Capanno e Elicriso Liquirizia

Giglio di mare

Giglio di mare

 

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Superate le dune…

Superate le dune ecco il mare e il vento, ricordo pochissime giornate di caldo afoso, questa parte di costa è quasi sempre ventilata…Verso sera arrivano i pescatori, poi i gabbiani e il caldo lascia il posto alla sabbia fresca sotto i piedi, mentre il sole si tuffa in mare!

Ognuno di noi ha un luogo speciale dove si sente davvero a casa e sembra che tutto sia al posto giusto, i pensieri si rasserenano…questo è il mio, questo luogo, questo mare…

Quest’anno pochi giorni prima di arrivare in Maremma avevo consegnato le illustrazioni per un libro di leggende di mare che sarà in libreria prossimamente, ancora immersa in questa dimensione ho cercato le leggende della Maremma e una in particolare mi ha colpita, è la leggenda che racconta come sono nate le meduse di Alberese…Sì sulla spiaggia, purtroppo se ne incontrano spesso,  portate a riva in fin di vita dalle correnti.

medusa

Medusa

 

La leggenda s’intitola proprio

“Le meduse d’Alberese”

Narba era una fanciulla pallida e malinconica; i suoi genitori che pure avevano bisogno di aiuto per strappare qualcosa alla poca terra rocciosa sotto i monti dell’Uccellina, ben poco ottenevano da lei e non giovavano rimproveri e blandizie. Passava lunghe ore in riva al mare, ma temendo i raggi del sole si nascondeva tutta sotto verdi ramoscelli densi di fogliame che strappava ai boschi sovrastanti il mare.
Il sole così tenacemente ripudiato si offese ed anche si incuriosì: voleva ad ogni costo vedere il viso della strana solitaria creatura ma non vi riuscì.
Un giorno d’estate che con maggiore stizza e calore dardeggiava la spiaggia e invano cercava sotto di penetrare sotto le verdi fronde che proteggevano il pallido viso della fanciulla, sentì lo scanzonato Maestrale che fischiettava irridente.
“Vuoi vedere – disse il vento al sole – che io riesco a scoprirle il viso?”.
“Vediamo” rispose il sole scettico.
Maestrale cominciò a saltare e a soffiare qua e là, ora increspando una nuvoletta di rena o facendo scampanellare le bacche verdi dei ginepri. Ma la fanciulla, a testa bassa sotto l’ombrella di foglie, pareva non accorgersi di niente.
Il sole ridacchiava malignamente.
“Fratello – sibilò a un certo punto il protervo Libeccio – con questi tuoi stenterelli e queste soffiatine non otterrai proprio niente e il sole continuerà a burlarsi di te. Qui ci vuole la maniera forte”. E gonfiando le gote, con una potente soffiata non solo strappò le fronde sulla testa di Narba ma sradicò le piante, sconvolse la spiaggia e la povera fanciulla così esile e fragile com’era, volò in acqua e vi sprofondò.
“Bene – disse il sole vendicativo – che resti nel fondo e non veda mai più la luce così non avrà più bisogno dell’ombrella”.
La luna che pallida e diafana, aspettava il tramonto del sole per illuminare e risplendere per le vie dei cieli, ebbe pietà della fanciulla: la fece affiorare dal fondo, le diede un po’ del suo chiarore perché almeno potesse vedere attorno a sé e, per difenderla dal sole nemico le costruì, intessuta con i suoi pallidi raggi, una grande ombrella. Il dio del mare vi aggiunse per solidarietà, o forse per amore, le sfumature più preziose delle sue acque. E Narba diventò così la medusa dalla grande ombrella luminosa e opalescente.
Da lei nacquero le meduse che di tanto in tanto si vedono vagare per il ceruleo mare dell’ Alberese.

A questo link potete leggerne altre

https://www.parco-maremma.it/conosci/la-storia-e-le-leggende/

Ho portato a casa con me la leggenda e altri tesori, ogni anno raccogliamo conchiglie, legni e quest’anno fiori…Penso già a quando torneremo, ai profumi, al rumore del mare al suono del vento…

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I miei tesori del mare

 

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Arrivata a casa non ho resistito e ho iniziato ad illustrare la storia di Narba…

 

 

 

 

 



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